Topografia romana
La zona abitata si presentava a forma di V e partiva dall’area delle Carinae dove, a partire dall’Argiletum, si dipartivano il Vicus Longus e il Vicus Patricius.
Con lo scorrere dei secoli si arrivò ad occupare l’intera area del colle compresa dalle mura che correvano in prossimità delle odierne via Goito e via Marsala.

Pianta della Roma cosiddetta serviana. In alto, al centro, il colle del Viminale.
Gli scavi archeologici ci hanno restituito un’immagine piuttosto precisa dell’andamento urbanistico della zona: uno sviluppo più intenso sui due versanti settentrionale e meridionale e verso l'estremo occidentale, con caratteristiche analoghe, con gli edifici posti su terrazze digradanti verso le valli e allineati sulla linea del crinale del colle; di norma sono abitazioni destinate ad un ceto decisamente abbiente e facoltoso confermato anche dal nome della strada: Vicus Patricius.
Diversi sono gli edifici rimarchevoli che le fonti pongono sul colle del Viminale, fra cui: un Palatium Decii, un Lavacrum Agrippinae, le Thermae Olympiadis e le Thermae Novati in Vico Patricio. Gli archeologi però hanno potuto per il momento identificare senza ombra di dubbio solamente le Terme di Novato e il Lavacrum Agrippinae. Per quanto riguarda il Palatium Decii parrebbe corrispondere a un gruppo di rovine presso S. Lorenzo in Panisperna: un passo dei Mirabilia ricollega la leggenda del martirio di S. Lorenzo a quel luogo. Le Thermae Olympiadis, in realtà mai esistite, sono state supposte da un'interpolazione degli atti del martirio di S. Lorenzo su cui ha influito la vicinanza delle Terme di Novato che sono per altro menzionate anche sul Liber Pontificalis in rapporto alla chiesa di Santa Pudenziana.
Un capitolo a parte meritano le terme di Diocleziano che sorgevano nel suo estremo orientale che andarono a includere ed assorbire in sé numerosi edifici preesistenti.


